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Nei secoli passati, viaggiare verso un paese straniero era sempre un'avventura imprevedibile. Riuscire a raggiungere la propria destinazione, trovare una sistemazione, comunicare con i propri familiari erano tutte faccende complicate: richiedevano un grande "spirito d'avventura" e anche di adattamento, poiché se la soluzione non si trovava si era costretti a ripieghi che potevano poi finire per costituire la parte più interessante del viaggio. C'è chi rimpiange un'epoca in cui anche recarsi nel "paese accanto" era un'impresa in grado di temprare il carattere e aprire orizzonti inattesi. Il rovescio della medaglia, però, non va sottovalutato: viaggiare in quella maniera significava anche esporsi a gravi rischi per il portafoglio e la salute; e significava anche poter tornare a casa con un'idea del tutto sbagliata e fuorviarnte del paese visitato, non avendo avuto la possibilità di sperimentarne gli aspetti più significativi. Nel terzo Millennio viviamo in un mondo dove c'è decisamente meno spazio per l'avventura intesa come rischio e "attraversamento dell'ignoto". Ma questo non significa che ci godremo meno l'esperienza di viaggiatori. Al contrario, il fatto di vivere nell'era "dell'informazione" può esserci d'aiuto, per far sì che ogni viaggio sia un'esperienza completa e formativa, in cui tutto il nostro tempo venga impiegato effettivamente a godere delle bellezze e delle risorse offerte dalla meta, anziché rincorrendo valigie o cercando di ricavare informazioni da un cartello scritto in una lingua sconosciuta.